di Takeshi Kitano
Kikujiro no natsu, Giappone 1999, commedia, 121'. Con Takeshi Kitano, Yusuke Sekiguchi, Kayoko Kishimoto, Kazuko Yoshiyuki, Yûko Daike, Beat Kiyoshi, Gurêto Gidayû, Rakkyo Ide.
Takeshi Kitano firma qui un film che possiede la fresca semplicità di un sentiero di campagna. Masao è un bambino che abita a Tokyo con la nonna che lavora tutto il giorno. Con l’arrivo dell’estate, Masao inizia a sentirsi solo: i suoi amici sono partiti per le vacanze e il campo di pallone dove gioca è ormai deserto. Decide quindi di andare alla ricerca di sua madre, che non conosce e che vive vicino al mare. Un’amica di sua nonna gli affianca Kikujiro, un cinquantenne dai modi sgarbati che lo accompagnerà nel suo viaggio. Takeshi Kitano dirige un film che è contemporaneamente un road-movie ed un elogio dell’infanzia — di “spirito” piuttosto che anagrafica — accostando due personaggi che sarebbe davvero difficile immaginare più diversi: tanto Kikujiro è scorbutico e prepotente con tutti quelli che incontra, quanto Masao è ingenuo e gentile. Anche se in realtà Kikujiro è un personaggio molto più sfaccettato di quanto potrebbe sembrare inizialmente: ha acquisito molti lati negativi dell’essere adulti, ma ha anche saputo conservare intatta quell’ingenuità infantile che gli permette di guardare alla vita senza pesantezza e con grande ottimismo, lasciandosi alle spalle ogni negatività. In fondo, la favola de L’estate di Kikujiro sarebbe anche molto amara, con Masao che è stato abbandonato da una madre che si è rifatta una vita risposandosi e lo stesso Kikujiro che ad un certo punto ritrova la propria madre ormai anziana in un ospizio: entrambi i personaggi condividono un’orfanezza che se per Masao è letterale, per Kikujiro assume i tratti di una sostanziale solitudine che non è di certo meno dolorosa.