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lunedì 27 dicembre 2010

Le notti bianche

di Luchino Visconti

Italia 1957, mélo, 107', b/n. Con Maria Schell, Marcello Mastroianni, Jean Marais, Clara Calamai, Marcella Rovena, Maria Zanolli, Elena Fancera, Lanfranco Ceccarelli, Angelo Galassi, Renato Terra, Corrado Pani, Dick Sanders.

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Locandina

Subito dopo Senso, Luchino Visconti usa il romanzo breve di Dostoevskij per prendere ancora di più le distanze da quel neorealismo a cui lui stesso aveva dato origine: il primo film chiaramente ascrivibile al genere viene infatti quasi unanimemente considerato Ossessione, anche se Michelangelo Antonioni l’aveva di fatto anticipato di poco con Gente del Po, il suo primo cortometraggio. Visconti stesso ebbe modo di parlare di “neoromanticismo” in occasione de Le notti bianche, proprio mentre — quello stesso anno — la critica francese parlava di “neorealismo interiore” a proposito de Il grido di Antonioni: il cinema italiano stava passando gradualmente da una prospettiva che, nell’immediato dopoguerra, per ovvie e molto urgenti esigenze, non poteva che essere collettiva e “sociale”,  a un più individuale intimismo (anche se a dire il vero, Il grido è in realtà, curiosamente, l’unico film di Antonioni in cui l’aspetto sociale, pur rimanendo come al solito sullo sfondo della vicenda, ha una certa importanza). Le notti bianche non è certo un capolavoro al livello de Il grido, ma resta un film bellissimo, molto complesso e purtroppo anche molto sottovalutato, nonostante all’epoca si fosse aggiudicato il Leone d’Argento al festival del cinema di Venezia: vanta le intense interpretazioni dei due protagonisti Maria Schell e Marcello Mastroianni (il cui genio d’attore era davvero quello di essere un “uomo normale”, come tanti); la breve ma incisiva apparizione di una Clara Calamai tetra e minacciosa, che non si dimentica; un meraviglioso bianco e nero, nitido e contrastato, di Giuseppe Rotunno; un non memorabile ma funzionalissimo commento musicale di Nino Rota.

domenica 5 dicembre 2010

Gruppo di famiglia in un interno

di Luchino Visconti

Italia / Francia 1974, drammatico, 121'. Con Burt Lancaster, Silvana Mangano, Helmut Berger, Claudia Marsani, Stefano Patrizi, Elvira Cortese, Philippe Hersent, Guy Tréjan, Jean-Pierre Zola, Umberto Raho, Enzo Fiermonte, Romolo Valli.

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Locandina

Gruppo di famiglia in un interno (titolo bellissimo) è il penultimo film di Luchino Visconti e viene in genere considerato il suo testamento spirituale. Un professore americano ormai anziano (alter ego del regista ben impersonato da Burt Lancaster) ha deciso di ritirarsi tra libri e quadri nella sua casa in un antico palazzo di Roma. La sua quiete viene turbata improvvisamente dall’irruzione di un’affittuaria facoltosa e volgare, la marchesa Bianca Brumonti, che si stabilisce al piano superiore insieme all’amante Konrad, alla figlia Lietta e al di lei fidanzato Stefano. Il professore è inizialmente disgustato dai rappresentanti di una borghesia nuova, tanto arrogante quanto “scandalosa” (Lietta organizza degli incontri a tre nel suo appartamento con Konrad e Stefano), ma poi, comprendendo che i suoi libri ed i suoi quadri non gli bastano più e mitizzando la vitalità della gioventù, finisce quasi per cercare la loro amicizia, fino a quando un nuovo “inquilino” non arriverà al piano superiore nel finale. Visconti affronta i temi della solitudine della vecchiaia e della decadenza del presente rispetto a un passato che non c’è più: la sua è una nostalgia che se da un lato trova espressione nella contrapposizione, visivamente pregnante e profondamente affascinante, tra l’appartamento del professore e quello soprastante che la famiglia rimoderna completamente, dall’altro viene sottolineata inutilmente ed eccessivamente attraverso dialoghi e situazioni spesso troppo espliciti e didascalici, cui gli ottimi attori riescono a sopperire solo parzialmente con il buon mestiere.