di Wim Wenders
Im Lauf der Zeit, Germania 1976, drammatico, 175', b/n. Con Rüdiger Vogler, Hanns Zischler, Lisa Kreuzer, Rudolf Schündler, Marquard Bohm, Hans Dieter Trayer, Franziska Stömmer, Patric Kreuzer.
Ideale chiusura di una “trilogia della strada” iniziata con Alice nelle città (1974) e proseguita con Falso movimento (1975), Nel corso del tempo è, al pari dei due precedenti capitoli, un intenso ed emozionante road-movie dell’anima, e al contempo un’esperienza visiva unica (fotografia di Robbie Müller e Martin Schäfer): non c’è niente di difficile o astruso in questo bellissimo film, solo l’incontro tra due esseri umani e le rispettive solitudini, il vuoto del paesaggio che scorre in sottofondo, la straordinaria colonna sonora rock (a cura degli Improved Sound Limited), i vari incontri che i due protagonisti fanno lungo il loro cammino. Nel corso del tempo, il film. Si avverte qui, probabilmente molto più che in qualunque altro film di Wim Wenders, l’influenza di Antonioni e in particolare di un film come Il grido (1957), a partire ovviamente dal tema del viaggio — o meglio, vagabondaggio, dal momento che un viaggio presuppone una meta — che diventa viaggio interiore: un tema che il regista ferrarese, da par suo, aveva portato al sublime appena due anni prima con il suo capolavoro Professione: reporter. Ma Antonioni si sente anche e soprattutto nell’utilizzo introspettivo del paesaggio, nella scansione felicemente anticonvenzionale del ritmo, nella prevalenza dell’immagine sulla parola, con i dialoghi meravigliosamente ridotti all’osso: Wenders non ha (ancora) bisogno di filosofeggiare per giungere in profondità ed emozionare, e dimostra una straordinaria sensibilità che è difficile ritrovare nelle cerebrali pellicole degli anni Ottanta, quali Lo stato delle cose (1982) o il sopravvalutato Il cielo sopra Berlino (1987).