di Wim Wenders
Falsche Bewegung, Germania 1975, drammatico, 103'. Con Rüdiger Vogler, Hans Christian Blech, Hanna Schygulla, Nastassja Kinski, Peter Kern, Ivan Desny, Marianne Hoppe, Lisa Kreuzer, Adolf Hansen.
Wim Wenders si ispira lontanamente al romanzo Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister di J. W. Goethe (adattato da Peter Handke) per affrontare — nel secondo capitolo della cosiddetta “trilogia della strada” — tematiche non da poco come l’alienazione dell’uomo moderno, la sua difficoltà nel comunicare coi propri simili, e soprattutto il “falso movimento” (titolo bellissimo) di chi, desiderando in apparenza muoversi verso gli altri per liberarsi della propria solitudine, non nutre in realtà alcuna intenzione di percorrere un solo centimetro in tale direzione: «In realtà il mio unico desiderio era di rimanere solo e indisturbato nella mia apatia. Lì, sullo Zugspitze, aspettavo che succedesse qualcosa; ma non accadde nulla. Perché ero fuggito? Perché avevo lasciato gli altri? […] Era come se avessi perduto e continuassi a perdere qualcosa ad ogni nuovo movimento...». È forse questo il motivo per cui, se questo film può essere considerato un road-movie al pari degli altri due capitoli della trilogia, ci si sposta comunque molto meno che in Alice nelle città o Nel corso del tempo, e quasi sempre ci si muove a piedi in lunghi ed estenuanti piani-sequenza.