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sabato 23 aprile 2011

Breve incontro

di David Lean

Brief Encounter, Gran Bretagna 1945, mélo, 86', b/n. Con Celia Johnson, Trevor Howard, Stanley Holloway, Joyce Carey, Cyril Raymond, Everley Gregg, Marjorie Mars, Margaret Barton.

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Locandina italiana

In questo raffinatissimo e poi più volte imitato film che impose David Lean all’attenzione internazionale, si vedono spesso dei treni attraversare lo schermo. Treni che arrivano e poi subito ripartono, treni che sfrecciano via veloci nella notte, immersi nel biancore inconsistente del loro stesso vapore e dai cui finestrini fuoriesce una luce irreale, accecante, quasi spettrale. In Breve incontro ci sono due esseri che si incontrano e si amano, niente di più, niente di meno: tanto basta a fare cinema. La casalinga Laura ed il chirurgo Alec si conoscono per caso in una stazione ferroviaria e a poco a poco prendono ad incontrarsi, durante i loro trasferimenti quotidiani, decidendo di frequentarsi nonostante siano entrambi sposati. I loro incontri fugaci, al cinema, in un parco, al ristorante, in casa di un amico, sembrano però preda di un destino beffardo che tiene il loro amore appeso a un filo. Tratto dall’omonima commedia per il teatro di Noël Coward (che aveva collaborato con Lean già per ben tre film), Breve incontro è un film intimista e pudico: come gli amanti di un altro capolavoro del mélo, In the mood for love di Wong Kar-Wai, i due protagonisti non hanno certo bisogno di “consumare” la loro relazione extraconiugale per soffrire e sapere di essersi amati. È un film che parla di sentimenti su ogni piano.

giovedì 17 febbraio 2011

Il sorpasso

di Dino Risi

Italia 1962, commedia, 108', b/n. Con Vittorio Gassman, Jean-Louis Trintignant, Catherine Spaak, Claudio Gora, Luciana Angiolillo, Linda Sini, Barbara Simon, Lilly Darelli, Mila Stanic, Nando Angelini, Luigi Zerbinati, Franca Polesello, Edda Ferronao, John Francis Lane, Bruna Simionato, Annette Vadim.

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Locandina

Il sorpasso è un incontro tra due mondi e personalità agli antipodi. È il capolavoro di un Dino Risi in stato di grazia, sia contenutistico che formale, grazie anche a collaboratori di prim’ordine (Alfio Contini incornicia il film in un bel bianco e nero). Siamo a Roma durante il Ferragosto, quando la città è quasi completamente deserta. All’inizio del film, vediamo Bruno Cortona, quarantenne vigoroso amante della guida sportiva e delle belle donne, vagare alla ricerca di un pacchetto di sigarette e di un telefono pubblico. Lo accoglie in casa lo studente di legge Roberto Mariani, un ragazzo tranquillo rimasto in città per preparare gli esami. Sulla spinta dell’invadenza ed esuberanza del Cortona, i due intraprendono un viaggio in auto che li porterà verso mete occasionali sempre più distanti. Si è sottolineato più volte come il personaggio interpretato in questo film da un Vittorio Gassman particolarmente istrionico — la parte era stata inizialmente scritta per Alberto Sordi — incarni come pochi altri molti difetti degli italiani, nel periodo del Boom ma non solo: l’euforia artificiale, l’irresponsabilità, la furbizia, la spavalderia che sfocia a tratti nell’arroganza, la pienezza di vita dietro cui si nasconde il vuoto più sconcertante.

domenica 6 febbraio 2011

Pickpocket

di Robert Bresson

Pickpocket, Francia 1959, drammatico, 75', b/n. Con Martin Lassalle, Marika Green, Pierre Leymarie, Jean Pélégri, Dolly Scal.

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Locandina originale

I film più disperati vengono scambiati spesso per film freddi e senza sentimento. Ad un’analisi superficiale, rischiano infatti di risultare intellettualistici, cerebrali e forse addirittura insinceri. Come se la disperazione emergesse dalla mente e non invece dal profondo del cuore. Come se costituisse una dichiarazione di resa e coincidesse con una non-volontà di cambiamento. In realtà, la disperazione rappresenta quasi sempre una manifestazione, forse la più superficiale ed evidente, di una voglia di vivere che è, contemporaneamente, voglia di non sopravvivere. La disperazione è diretta conseguenza di una non-accettazione della realtà e quindi di una vera e propria ribellione: checché se ne dica, non v’è alcun immobilismo nella disperazione vera. La disperazione nasce da un bisogno di umanità, di sentimento, di amore che — pur nella lancinante sofferenza causata da questo bisogno — è senza dubbio preferibile ad una passiva accettazione della scomparsa degli stessi (ciò che Antonioni chiamava “malattia dei sentimenti” e che emerge in particolar modo dal contrasto del dittico Il grido-L’avventura).

giovedì 23 settembre 2010

L’anno scorso a Marienbad

di Alain Resnais

L'année dernière à Marienbad, Francia 1961, drammatico, 94', b/n. Con Giorgio Albertazzi, Delphine Seyrig, Sacha Pitoëff.

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Locandina italiana

In tutta la storia del cinema, è difficile trovare un film più misterioso e labirintico di L’anno scorso a Marienbad. Nella lussuosa cornice di un grande albergo dell’Europa centrale, un uomo incontra una donna. Lui (Giorgio Albertazzi) dice di averla incontrata l’anno prima in una nota località termale, forse Marienbad. Lei (Delphine Seyrig) dice di non ricordare, o forse finge di non ricordare. La macchina da presa di Resnais indugia mobilissima lungo corridoi che si succedono ad infinitum ad altri corridoi, in sale silenziose abitate da personaggi spettrali, in giardini geometrici e adornati di misteriose statue secolari, su soffitti istoriati ed enormi lampadari. Esclusi i due protagonisti, gli altri personaggi sono praticamente annullati, non esistono o comunque hanno la stessa importanza di qualsiasi altro arredamento. A parte il marito di lei, un cadaverico Sacha Pitoëff (al quale, non a caso, Dario Argento affiderà vent’anni dopo il personaggio di Kazanian l’antiquario in Inferno). Quest’ultimo sfida continuamente l’uomo con un gioco che propone dapprima con le carte, poi con i fiammiferi; e vince sempre.

venerdì 3 settembre 2010

Il posto delle fragole

di Ingmar Bergman

Smultronstället, Svezia 1957, drammatico, 91', b/n. Con Victor Sjöström, Bibi Andersson, Ingrid Thulin, Gunnar Björnstrand, Jullan Kindahl, Folke Sundquist, Björn Bjelfvenstam, Naima Wifstrand, Gunnel Broström, Gertrud Fridh, Sif Ruud, Max von Sydow.

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Locandina italiana

Il capolavoro di Bergman (Orso d’oro al Festival di Berlino) avrebbe potuto intitolarsi, citando il bellissimo film di James Ivory, “Quel che resta del giorno”. L’anziano protagonista del film si chiama Isak Borg ed  è un medico che è stato insignito di un prestigioso premio accademico e deve dunque recarsi a Lund per ritirarlo. Iniziata la giornata con un incubo premonitore degno di Salvador Dalí, decide al risveglio di non prendere l’aereo e di affrontare il viaggio in macchina, in compagnia della nuora Marianne che si offre di fare il viaggio con lui. Lungo il tragitto, il vecchio professore rincontrerà i luoghi della sua infanzia (primo fra tutti, il posto delle fragole del titolo), farà diverse conoscenze, ed avrà modo di formulare un bilancio della sua vita. Che è fallimentare sotto diversi aspetti: per aver dato più importanza al lavoro e alla carriera che non ai sentimenti (la cugina Sara da lui tanto amata si era poi sposata con il fratello, mentre a lui era toccato un matrimonio infelice), per essere stato avaro ed egoista nei confronti del figlio (come lo accusa la nuora Marianne), per essersi rifugiato alla fine in un’amara solitudine ed aver perso la fiducia nel prossimo.

venerdì 20 agosto 2010

Aurora

di Friedrich W. Murnau

Sunrise: A Song of Two Humans, USA 1927, drammatico, 94', b/n. Con George O'Brien, Janet Gaynor, Margaret Livingston.

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Locandina originale

Il primo film americano di Murnau è stato definito da François Truffaut «il più bel film della storia del cinema» e, nonostante sulle classifiche si possa essere d’accordo o meno (raramente lo si è), difficile è senz’altro negare la bellezza di questo capolavoro del cinema muto, e non solo. Aurora sembra partire come uno dei tanti adulteri con delitto che il cinema avrebbe poi raccontato spesso (per dirne uno, Ossessione di Visconti): l’Uomo si innamora della Donna della Città, e lei allora fantastica l’uccisione della Moglie, per annegamento. Lui esita, anzi quasi strangola l’amante (in una delle scene più famose del film, quella nel canneto), ma alla fine sembrerebbe cedere alla sua idea, decidendo di portare la moglie in gita al lago. A questo punto un colpo di scena fa cambiare improvvisamente tono al film, che coraggiosamente decide di non prendere la strada più prevedibile. Murnau appesantì con dieci chili di piombo le scarpe dell’attore protagonista nella scena sulla barca, quando lui sta per strangolare lei, in modo che assumesse un’aria più minacciosa.