di David Lynch
INLAND EMPIRE, USA / Polonia / Francia 2006, grottesco, 172'. Con Laura Dern, Jeremy Irons, Justin Theroux, Harry Dean Stanton, Julia Ormond, William H. Macy, Jordan Ladd, Stanley Kamel, Mary Steenburgen, Karolina Gruszka, Jan Hencz, Krzysztof Majchrzak, Grace Zabriskie, Ian Abercrombie, Karen Baird, Bellina Logan, Amanda Foreman, Peter J. Lucas, Cameron Daddo, Jerry Stahl.
Con INLAND EMPIRE — titolo che, secondo il regista, deve essere scritto tutto in maiuscolo e che è il nome di un’area metropolitana a est di Los Angeles — David Lynch conclude un’ideale trilogia iniziata con Strade perdute (1997) e proseguita, dopo la pausa “lineare” di Una storia vera, con Mulholland Drive (2001). Anche se, probabilmente, INLAND EMPIRE è imparentato in realtà molto più da vicino con il primo film del regista, Eraserhead, con il quale ha in comune comunque solo i limiti, ovvero una incomprensibilità che lì era ancora — e qui ritorna purtroppo ad essere — davvero un po’ troppo programmatica (leggasi cerebrale), oltre che estremizzata (leggasi compiaciuta). All’inizio del film vediamo un uomo ed una donna, entrambi col volto censurato, parlare in polacco: la donna appare confusa e spaventata, mentre l’uomo sembra avere il controllo della situazione e sembra sottomettere la donna (che è forse una prostituta). Poi c’è una ragazza seduta su un letto che piange mentre guarda alla televisione una sitcom interpretata da tre conigli antropomorfi (una puntata della serie Rabbits, girata dallo stesso Lynch). Assistiamo quindi all’insolita e minacciosa visita di una vicina a casa di un’attrice di nome Nikki che ancora non sa se avrà la parte in un film. La vicina le annuncia che sicuramente la parte sarà sua e le mostra quello che accadrà il giorno appresso: Nikki vede se stessa festeggiare per l’assegnazione del ruolo che la vedrà recitare affianco ad un famoso attore di nome Devon.